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Nome: Gisella
Una giovane poetessa, una giovane mamma(di una stupenda micia) ed una giovane innamorata.



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Questa immagine parla da sola, certi talenti si vedono da subito....![]()

Questa sarà di certo una delle ultime foto estive....il tempo, inaspettatamente, sta rinfrescando e, di sera, un cardigan è assai gradito. Oggi è sabato, un'altra settimana è trascorsa ed io non ho ancora lasciato alle spalle la voglia di estate e di vacanze (mai fatte). La domanda di oggi è: come si fa ad ottimizzare il tempo in una città stressante e caotica come Palermo? Il tempo, oltre ad essere una delle più pressanti dimensioni umane oggettive, è anche una cosa psicologia. C'è nella realtà, ma spesso nella nostra mente passa molto più in fretta, o molto più lentamente. Delizia e tormento di ciascuno, temo non si troverà mai una risposta soddisfacente alla mia domanda. Nell'attesa, comunque, vado ad indossare le mie scarpette argentate e mi avvio per il ristorante messicano.
Dopo due cocktails alla frutta, una notte intera passata a ballare all’aperto e qualche ora di sonno alle spalle, sembra quasi ovvio mettermi un pò fuori in balcone, a guardare il cielo, pensare e scrivere la mia rubrica. Quest’anno sono cambiate molte cose per me, e molte di queste cose non sono state e non sono facili da vivere. Forse è proprio per questo che, spesso, mi fermo a pensare e davanti agli occhi mi passano un mucchio di eventi, di visi, di ricordi, di piccoli grandi tormenti e di parole dette e non dette. C’è sempre qualcosa di cui non siamo contenti, che vorremmo cambiare, modificare, molto o poco, c’è sempre qualcosa che il nostro castello di certezze non riesce a non fare entrare e così un cielo stellato di fine estate può facilmente diventare un cielo pieno di tristezza.
Forse c’è qualcuno a cui vorrei ancora poter dire qualcosa, qualche parola di tutte quelle che non sono mai state dette, ma proprio più non è possibile, ed allora questa mia riflessione sotto il cielo stellato diventa un monologo che brama tanto di essere un dialogo, ma molto probabilmente non lo può essere. Da qualche parte, chissà, magari stanno nascosti alcuni dei personaggi delle nostre vite che compaiono e poi scompaiono per sempre, ma questa è solo un’ipotesi o, forse, addirittura è solo un folle desiderio trascinato sulla tastiera del mio computer da quell’altra folle cosa che è la speranza di un senso di continuità in questo amalgama che ci trattiene.
Per oggi non scriverò la mia domanda quotidiana, perché non voglio sminuire il senso intimo di tutto quello che mi sto chiedendo adesso, ed a cui proprio nessuno potrebbe mai rispondere.
Adesso tornerò ad osservare le stelle, sperando che almeno una, nella sua caduta, mi regali ancora quella folle speranza.

Quest’anno non ho visto neppure una stella cadente. Io riesco a vederle sempre, sarà che di solito le rincorro nei posti meno illuminati e meno inquinati, sarà che le ricerco con avarizia con lo sguardo….
Sarà una delle rinunce di quest’anno, perché di rinunce se ne fanno sempre, solo che a volte neppure ce ne accorgiamo.
Ma se non ce ne accorgiamo, se le facciamo così, istintivamente, saranno poi vere rinunce? Forse i nomi delle cose etichettano un poco troppo le cose stesse, forse a volte le rendono diverse da ciò che sono, per il sol fatto di essere definite in un modo ed immaginate di conseguenza.
Eppure al di la delle rinunce, delle sconfitte, delle perdite, della dimenticanza, una cosa è certa: quello che non abbiamo ci è essenziale come e quanto quello che abbiamo.
Ecco il mio nuovo iPod....ne sono proprio orgogliosa!!

Ed eccomi a Cefalù, in una passeggiata serale:

Ed al compleanno di un mio amico, in spiaggia:

Un pò mi dispiace che l'estate stia volgendo al termine, un pò dispiace sempre che il tempo passi, ma è ora di andare alla pagina successiva, che questa è stata già letta tutta (oppure ascoltata....magari si tratta di un audiolibro per iPod :-D ) e non si può indugiare oltre.
La domanda di oggi è: come facciamo a capire quando è il momento giusto per fare dei cambiamenti? E non parlo di cambiare acconciatura dal parrucchiere o di acquistare un nuovo abito, parlo delle piccole grandi scelte che andranno a comporre il grande puzzle della nostra vita. Quando siamo davvero pronti? E quando siamo anche pronti per scegliere nel modo corretto?
Forse nemmeno a queste domande c'è una vera risposta, forse è solo la volontà la chiave di ogni "passaggio". E forse proprio per questo abbiamo quasi paura di sentirci pronti.
Sarà l’odore di mare di cui è intrisa l’aria, questa sera, saranno le luci tremule del lontano vedere, sarà quello strano sfregare di sentimenti contrastanti….ma oggi, dopo un cocktail, un gelato, alcune chiacchere in compagnia e troppi pensieri in solitudine mi vien da chiedermi se tutto quello per cui ci stressiamo, disperiamo, stanchiamo, affanniamo sia poi….quanto meno sensato.
Perché una parte (grande) di noi ci induce, troppo spesso, a sopravvalutare i problemi e sottovalutare tutto quello che di positivo abbiamo?
Ci pensavo proprio poco fa, quando mi rilassavo tra fidanzato ed amici cari al venticello fresco di questa serata, con un drink in mano e tanta voglia di evadere dalle pesantezze del quotidiano nella testa. Ero circondata da cose “belle”, ciascuna delle quali poteva essere un validissimo motivo per sentirmi quantomeno allegra e….invece? 
Quanto tempo sprechiamo a piangerci addosso, mentre il mondo ci aspetta, carico di regali per noi? Quanto tempo concretamente disperdiamo a guardare e riguardare le brutture che sicuramente ci affliggono, senza dedicarne nemmeno la metà a tirarci su con tutte le meraviglie di cui possiamo gioire?
Forse la risposta di quanto la nostra vita sia bella o brutta non sta nell’oggettività di quello che viviamo e che siamo, ma solo dentro di noi. Forse…..è tempo di aprire gli occhi.
Ci sono delle cose che non si possono cambiare. Le chiacchere delle donne dopo il sesso, per esempio. Oppure la tavoloccia alzata nei bagni appena usati dagli uomini…..ma tra queste ce n’è una davvero intrigante e, in molti casi, anche scomoda.
Quello che vedo io è lo stesso di quello che vede lui, eppure sembra che vediamo cose diverse. Ecco una delle cose più incomprensibili ed assieme più buffe, ma anche più intricate che proprio mai si potranno cambiare. La differenza del punto di vista, dell’angolazione, i chiaroscuri che differenziano le immagini viste da una donna e poi da un uomo, in ordine sparso. Non sempre accade, non tutto è compreso, ma puntualmente le differenze di opinione ed interpretazioni si ripropongono tra un uomo ed una donna, siano essi amanti, amici o parenti.
La domanda che si pone spontanea è: cosa c’è nella mente degli uomini di diverso da quella delle donne? Perché di solito le donne vedono una determinata cosa ad un modo, ed i maschi la stessa identica cosa la vedono in altro modo?
E’ chiaro che risulta impossibile fare troppo generiche catalogazioni in liste tipo “cosa pensano gli uomini” e “cosa pensano(meglio) le donne”, ma è di certo evidente che certe cose a noi fanno soffrire più che a loro, altre ci divertono mentre per loro sono orribili, per noi le altre(donne) sono spesso anche rivali, per loro invece gli altri(uomini) sono semplici sconosciuti oppure amici….e potrei continuare all’infinito.
Perché noi sentiamo molto la mancanza fisica rispetto a loro?
Perché loro sono spesso molto più chiusi di noi?
Forse il problema non è cercare delle risposte, ma accettare le differenze con maturità ed amore.
E se non ci si riesce…..pazienza. Si tratta solo di points of view!....

E noi, cosa sogniamo?
All’una di notte, sfinita da una giornata a dir poco snervante, sentendomi demotivata e demoralizzata, stanca del mattino e della sera, stanca di ogni posto, stufa di ogni parola, di ogni suono, di ogni colore, drogata da mille caffè troppo caldi, confusa da grovigli di discorsi inutili e dannosi….non posso che pormi una domanda, che fra le tante spadroneggia: cosa guadagnamo, noi crocerossina incalliti, ad inseguire chi non si vuole fare nemmeno aiutare? Perché ci si deve ostinare a volere aiutare qualcuno che rifiuta il nostro aiuto? Cosa significa l’atto di aiutare un’altra persona? Forse si tratta del bisogno ossessivo e scellerato di aiutare noi stessi negli altri? O forse, ancora, non sapendo aiutare noi stessi, aiutiamo gli altri per sentirci comunque utili?
Ad ogni modo, aiutare qualcuno che ha bisogno è un segno d’amore, ma non deve mai diventare la condizione necessaria al nostro benessere psichico, e nemmeno una prigione dalla quale non riusciamo ad evadere.
Oggi è proprio una serata “kittosa” con regalino finale altrettanto “kittoso”. E si, il mio cavaliere è proprio cavaliere, un suo regalo non è solo un regalo, è un pensiero d’amore che nulla ha a che vedere con la materialità dell’oggetto che lo rappresenta. Documentazione fotografica a seguire, ho troppo sonno per mettermi a far foto!!
La domanda che mi e vi pongo stasera è: perché ci sembra che, in qualche modo, un regalo renda concreto un messaggio d’amore? Per i regali dei nostri amanti-uomini-fidanzati-amici di letto vengono gonfiati di aspettative, talvolta illusorie, altre fondate, ma comunque troppo spesso gigantesche? Perché noi donne abbiamo bisogno di un regalo, anche un piccolo regalo, molto piccolo, ogni tanto, per sentirci amate un pizzico di più?
Con queste parole rischio di scatenare forti dibattiti, ma una cosa credo proprio sia certa: a tutte noi piace ricevere dei pensierini dal nostro compagno, forse molto di più che se fosse un’amica o un parente a farlo, e con questo non voglio sminuire affatto il valore delle cose vere, dei sentimenti che brillano negli occhi, dell’ebbrezza di amarsi e dimostrarselo con i gesti veri di ogni giorno……tutto questo è ciò che davvero conta: ma rimane lì, più o meno confessato, più o meno ammesso e cosciente, quel piccolo “difetto” di avere bisogno, anche solo ogni tanto, di una prova concreta, da potere scartare piano e sperare che dentro contenga, ben imballata, la stella più bella del cielo, o in alternativa un bel iPod rosa confetto…….
E si, un pizzico di voluttà accompagna per mano le donne verso l’amore….
Poche note strimpellate da qualcuno in un villaggio turistico qui vicino, e mi sono ritrovata a pensare a quel tempo in cui quelle specifiche note erano molto di più di una sciocca canzone estiva di seconda mano.
Gli ex ritornano, anche senza la loro personale volontà, come fantasmi dal passato, alcuni ci fanno paura, altri ci fanno ridere, arrabbiare, o ci lasciano una sensazione di indifferenza con il retrogusto amaro. Succede proprio così, quando la vita va avanti, molto avanti, e nello scalpitare dei giorni, delle nuove relazioni, delle nuove cose che abbiamo, ci quasi-dimentichiamo di chi è stato molto importante, per un pezzo (passato) della nostra vita, ma che adesso si è volatilizzato, probabilmente non ne sappiamo più niente, di certo non lo conosciamo più come una volta e sarà cambiato, si, proprio cambiato, come è accaduto certamente a noi.
A questo punto della mia vita, però, non serbo più nulla di negativo per alcuno, ed anzi mi dispiace aver cessato i contatti con certe persone che, forse, sarebbe stato piacevole continuare a sentire. Un piacere, lo specifico con premura, affatto malizioso: si tratta solo del fatto che sono pur sempre persone che ci conoscono, almeno un po’, almeno per un po’, almeno nei casi come il mio in cui le relazioni che ho avuto sono state durevoli e sentite. Ed è per tutti questi motivi, e forse ancora per altri, che provo dispiacere a non aver ricevuto gli auguri di compleanno da qualcuno, o un sms di risposta da qualcun altro.
Ma in fondo è la vita, quando nasce un nuovo rapporto, e diventa importante, tende anche a schiacciare tutti quelli passati e pregressi. E forse è per questo che, finito di scrivere questo post, finirà anche il dispiacere per l’assenza di certi ex spariti nel tempo, ed andrò a stringermi a colui che mi riscalda il cuore già da tanto tempo.
