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Nome: Gisella
Una giovane poetessa, una giovane mamma(di una stupenda micia) ed una giovane innamorata.



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Un attimo, oppure un giorno una settimana un mese degli anni, e ci si accorge che l’estate è più brillante, l’autunno è dolce, l’inverno fa stare stretti, le castagne calde si mangiano meglio in due, nel letto c’è spazio per un’altra persona, è bello sorridere alla gente, i gatti fanno più fusa e c’è qualcosa, in ogni cosa, diverso dal solito, e sprizzante di positività.
Ecco cosa accade quando l’amore bussa alla porta, e noi apriamo con gioia.
Provate ad immaginare, o meglio, a ricordare il tagliente gusto dei bocconi amari che si devono inghiottire, ogni giorno. Sanno, ognuno, di un sentimento diverso. Sanno di gioia mancata, di dispiacere, di nausea, di rabbia, di solitudine, di nevrosi, di decadenza, di rassegnazione, di odio, di pianto, di cielo incastrato in una stanza stretta. La felicità è una chimera, la gioia lo zucchero sano di ogni giornata, e noi siamo i personaggi di un canovaccio letto e riletto, ma sempre struggente. Liberiamo il cielo dalla stanzetta opprimente, e lasciamo che i bocconi amari scendano giù, lentamente, fino a non sentirne più il sapore. Un sospiro velato di malinconia, e forse sarà tutto finito. Un omaggio alla luce, che da qualche parte c’è sempre.
Quando scende la sera, le luci si affievoliscono e gli occhi si scaldano dei colori più caldi, arriva l’insonnia che toglie la calma ad ogni cosa, arriva piano e si impossessa di ciascuno come un fabbro dei suoi conosciuti strumenti. Una solitudine tagliente, come un grido stridulo ai piedi della notte, è la cosa che più si sente in questo silenzio stordito di palpebre che si alzano e si abbassano. E’ tutto un concitato movimento di frenesia, si sente scalpitare il proprio animo più di ogni cavallo imbizzarrito. Provate a fermarvi, e vi sentirete morire, provate a sembrar calmi, e vi sentirete in trappola. Non c’è sensazione più snervante di una notte che freme su di noi.
Il sonno avanza troppo piano per rendersi una necessità, ormai la stanza è silenziosa, non ci sono rumori, respiri, palpebre che sbattono in moti diurni, tutto tace, ed è questo il momento più fecondo per la mente. Sembra quasi di essere ubriachi, ma probabilmente ciò che abbiamo bevuto è solo acqua mista a note di notte profonda, stiamo bene e stiamo male, non c’è che dire, è un eremo di riflessioni inconfessate ed inconfessabili, una pantomima sincera e spontanea, un luogo freddo dove trovare caldo ristoro, un’alcova di amanti, uno strascico di vita dove camminare piano per non inciampare o dove correre sfrenati perché è la strada per ogni dove.
Benvenuti nella terra dove il sole è nascosto e siamo noi la luce dentro ogni cosa. Benvenuti nella notte di un giorno di novembre in cui le cose sono tutte nere e poi si colorano di arcobaleno con l’interruttore infallibile del nostro ingegno. Benvenuti a tutti.

Ne ho proprio bisogno. Mi avvicino al tavolo dove il mio compagno ha riposto una buonissima barretta di cioccolato Milka con il biscotto di dentro, lo osservo. Sembra davvero invitante, in quel suo fascino viola lattiginoso. Lo apro con dovizia, il piacere inizia con il gesto di scartare ogni ostacolo tra me, il mio bisogno di qualcosa di coccoloso, e quel ciccolato. E’ un gesto d’amore, che mi è stato regalato, collegato ad un altro gesto d’amore che è il regalarmi un momento al cioccolato. Ne stacco una linea di quadratini, sento il crock flagrante del biscotto, pregusto la scioglievolezza dolce di quel che attende il mio palato. Finalmente lo gusto, è davvero buono. Mangiandolo, lentamente, ripercorro con la mente l’istante in cui il mio compagno, appena tornato a casa, abbracciandomi mi ha detto “L’avevo comprato per me, ma adesso voglio darlo a te, conservalo”. I suoi occhi erano brillanti, il mio cuore danzava armoniosamente nel petto, ed in un piccolo gesto con poche piccole parole è stato racchiuso molto di ciò che è più bello non dire, ma lasciare intuire.
Adesso questa notte ha sapor di cioccolato, uno dei sapori più dolci ed avvolgenti che l’uomo(e la donna) abbiano mai gustato(assieme?).

Fa capolino dai luoghi più impensati, e poi si nasconde di nuovo. E’ un continuo inseguimento, se avesse senso sarebbe l’avventura di una vita.
C’è qualcosa di diverso tra cercare un senso, e capire quel senso delle cose. La prima è nobile guida dell’agire, la seconda è follia. Che senso ha amare, e volere amare pur prendendo bocconi amari? Che senso ha vivere e poi dover morire? Che senso ha credere e poi dover cambiare idea? Mangiare e poi vomitare? Ridere e invece piangere? Essere coccolati, credere che sia tutto a posto, e poi ripiombare tra gli schiaffi delle parole che tagliano?
Ad ogni domanda, ciascuno potrebbe fornire la sua sensata risposta. Ma io non la voglio. Non quest’oggi, non in questo mondo, non in questo universo, non in questo divano di domande, in questa stanza rafferma, in queste pantofole casalinghe, in questa rabbia malcelata, in questo spazio virtuale fasullo, in questa sensazione di claustrofobia indotta, in questo vivere bene e male, in queste frasi tristi, in questo scrivere per non si sa chi.
Per tutti questi motivi, e per tutti gli altri ancora, incollo una bella foto di begli alberi, felici nel loro bosco di fantasmi invisibili, e torno tra i miei rivoli bagnati di silenzio.
Non riesco proprio a capire come, in tutti questi anni, non hai mai trovato nulla di me nel mondo, nel piccolo o grande mondo in cui vivi. Eppure da piccole, di segni ne abbiamo lasciati tanti.
Com’è che non hai mai trovato una mia stupida pagina su internet? O non sei mai passata dalla strada della mia vecchia casa dove abbiamo coltivato la nostra amicizia, dove siamo state come sorelle di sabato pomeriggio, a chiacchierare e divertirci assieme? Non ti è mai venuto in mente che, forse, volevo essere cercata? Volevo avere dimostrato che, in fondo, non avevi tradito la mia amicizia? Ma un’altra cosa che non capisco, è il perché io non ti abbia mai mandato un messaggino, quando dopo 7 8 9 anni, ho perso anche il conto, continuo a sognare, ogni tanto, qualche notte particolarmente solitaria che la mente vaga più liberamente del solito, e si fanno pensieri che di solito non si fanno, di te.…. Evidentemente la vita è avanzata, da bambina sono diventata donna, tantissime cose sono cambiate….non hai idea di quante….ma una piccola parte è rimasta ad allora che eravamo amiche e poi non siamo state più.
Conservo ancora nel cellulare ogni tuo numero, chissà se è sempre quello, e chissà perché vorrei ma non ti faccio mai uno squillo. Forse ho paura che mi chieda chi sono, come a qualsiasi sconosciuto che chiama in un qualunque giorno freddo di novembre, forse ho paura di ritrovarti troppo diversa da quella che eri, forse ho paura di sapere cosa ne è stato di te, forse mi sembra la cosa più stupida da fare dopo anni che mi ripeto che sarebbe proprio una cosa stupida, chiamarti, alla luce di quello che hai combinato e di cui non ti sei mai scusata….forse sono tutte queste cose assieme, ed ancora tante altre, fatto sta che stanotte ti ho sognata, entrambe più grandi, entrambe con troppe cose da raccontare, ma almeno ci eravamo re-incontrate. E ciò che più mi sconvolge, oggi, è che il sogno è passato, sono sveglia, ho già preso il mio caffelatte caldo, aspetto il mio amore che rientri a casa, la mia figlioletta pelosa mi gira attorno, stasera forse uscirò con degli amici o forse resterò a casa abbracciata a lui guardando un film d’amore, ma il pensiero di te, di dove sei finita, e della nostra amicizia rovinata non è sparito con gli ultimi fumi di un sonno inquieto.